venerdì 30 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
Il ciclismo, i passisti e la vita
Amo il ciclismo, da quando ero bambino. Mi piacciono le
corse lunghe, difficili, faticose e complicate, come la Milano - Sanremo, la
Parigi - Roubaix, certe tappe pirenaiche massacranti del Tour de France,
l’”americana” su pista.
I ciclisti che mi piacciono di più sono i passisti: Anquetil,
Gimondi, Indurain, Cancellara, e in pista Teruzzi, quando ero bambino e Silvio
Martinello, campione del mondo di “americana” negli anni ’90.
Il passista sa dosare nel tempo la sua energia economizzandola al massimo e ottimizzando i risultati.
Il passista sa dosare nel tempo la sua energia economizzandola al massimo e ottimizzando i risultati.
Vince con la testa, prima che con le gambe.
Il passista, se un avversario scatta in un punto critico del
percorso, non reagisce, non lo insegue d’istinto, prosegue impassibile la sua
corsa con il ritmo che ritiene ottimale, e il più delle volte il malcapitato
che era scattato di strappo scoppia prima della fine della corsa e viene
raggiunto e superato dal passista.
All’ultima Milano - Sanremo, un gruppetto è scattato nei
primi chilometri, i passisti sono rimasti impassibili (scusate il gioco di
parole), il gruppetto ha staccato tutti e ha guadagnato un vantaggio di 17
minuti.
Dopo 260 chilometri i fuggitivi sono stati tutti raggiunti e
superati. Alcuni, stremati, scoppiati, si sono ritirati. All’arrivo, dopo 298
chilometri, Cancellara, il più grande passista attuale al mondo, tenendo il suo
ritmo è arrivato secondo.
Ecco, nella mia vita per indole e per educazione sono sempre
stato un passista. Ho sempre seguito la mia strada, con il mio ritmo, dosando
le energie. Non mi sono mai scoraggiato per le avversità, non mi faccio mai
prendere dal panico o dallo sconforto. Guardo avanti, non inseguo d’istinto chi
scatta e cerca di staccarmi, proseguo imperterrito e determinato con il mio passo.
E fino ad oggi alla distanza ho sempre vinto.
martedì 20 marzo 2012
Grenoble. Ore 21,25.
Il cielo aveva toni che dal blu scuro allo zenit degradavano
al viola all’orizzonte. E dietro la linea s’intuiva un pallido bagliore tra
l’arancione e il rosso, rimembranza residua del tramonto ormai finito.
Così Lampugnano mi accoglieva all’uscita dalla metropolitana.
In lontananza la prima stella attirò il mio sguardo.
Nel blu.
Nel viola.
Ai confini del pallido rosso-arancione.
Uscii dal lato della stazione dei pullman. Erano le sette di
un pomeriggio di settembre.
Mi è sempre piaciuto fermarmi nei posti da cui si può
partire e andare lontano.
Da ragazzo, a Napoli, passavo interi pomeriggi d’estate al molo
beverello a guardare i traghetti e le navi partire. Ischia. Capri. La Sicilia.
Tunisi.
Da giovane spesso partivo per Roma, per lavoro, e alla
stazione mi fermavo vedevo estasiato i treni per Torino, per Milano, il Napoli
Express per Parigi. Osservavo la gente dietro i finestrini, immaginavo il loro
arrivo, in città lontane e con la mente mi vedevo là, come se quei treni rappresentassero
un legame istantaneo tra me e quei luoghi.
Da adulto, nei tanti aeroporti sparsi per il mondo, passavo
tutto il tempo di attesa guardando il tabellone delle partenze e cercando le
destinazioni più strane: Doha, Shangai. Vilnius.
Così nell’aria fresca di uno strano settembre attraversai lo
stazionamento dei pullman per raggiungere l’area della Festa Democratica, dove
avrei assistito a un dibattito e poi cenato salamelle e birra.
Il tabellone luminoso di uno dei marciapiedi attrasse la mia
attenzione.
“Grenoble.
Ore 21,25.”
Rimasi come turbato. Conoscevo Grenoble, c’ero stato più
volte.
Immaginai il viaggio in pullman. L’autostrada. Torino.
Chambery, quanto amavo Chambery. E poi
le soste agli autogrill nel cuore della notte.
Un caffè.
Le Alpi dal finestrino.
“A che ora arriverà? “ Mi chiedevo. “Verso le 5 del mattino”,
pensai.
Restai ancora qualche minuto. Poi andai alla Festa.
Al dibattito ero distratto. Ricordavo al mio primo viaggio.
In treno, verso Parigi, da ragazzo, in inverno.
Le Alpi.
La notte.
La neve.
Mi svegliai alla stazione di Chambery, completamente bianca
nel cuore della notte.
Ogni tanto coglievo qualche frase del dibattito, come in un
dormiveglia. Ma la mente era sempre fissa a quel tabellone luminoso e la
fantasia a Chambery e al 1980.
Finito il dibattito, andai allo stand griglieria. Mangiai la
salamella. Bevvi la pinta di birra fresca. Chiacchierai un po’ di politica.
Salutai qualche amico.
Lasciai la festa.
Erano le nove e un quarto. Le 21,15.
Il pullman era lì.
All’interno lo illuminavano luci blu soffuse.
Il cartello continuava a segnare
“Grenoble.
Ore 21,25.”
Mi avvicinai.
L’autista aveva già messo in moto.
Gli chiesi: “C’è
ancora posto?”
“Sì” mi rispose guardando i comandi del cruscotto.
“Si può fare il biglietto a bordo?”
“Certo, signore”, con uno sguardo sereno.
Salii.
Pagai il biglietto.
Mi accomodai tra i pochi viaggiatori in un posto vicino al
finestrino.
sabato 17 marzo 2012
Dolcissima Maria – Appunti dedicati ad un’amica che non ho mai più rivisto.
Epilogo
Giovedì
18 Ottobre 23.47
Oggetto:
Andrea
Cara
Mara, sto male. Sono choccata dalle notizie che mi hai dato.
Ma
sei riuscita a sapere Andrea come sta?
E
Bianca come l’ha presa?
Certo
Emma ci ha sempre e solo procurato guai, fin da quando eravamo ragazzi.
Sono
dispiaciuta e preoccupata per Andrea. Ma sono anche fermamente convinta che con
la sua capacità e abilità dialettica e con i buoni avvocati che ha, presto
uscirà, uscirete da questa brutta storia.
Salutami
Costa. E’ sempre una forza della natura. Lavorando dietro le quinte, come è
solita fare lei, terrà benissimo la regia della vostra difesa.
Ti
ringrazio della tua disponibilità a tenermi costantemente informata. Ci tengo.
Come
sai, sono ancora a Bruxelles. Domani dovrò dare la mia risposta sull’incarico
in Commissione Europea.
Vista
questa terribile situazione e quello che può accadere oggi in Italia a chiunque
di noi, ho cambiato idea.
Ho
deciso di accettare l’incarico.
Saverio
e i ragazzi mi raggiungeranno presto a Bruxelles.
Non
rientro più neanche io.
Mi
raccomando, state molto attenti.
So
che ne verremo fuori.
Appena
riuscirai a vedere Andrea, abbraccialo forte e bacialo anche per me.
Ah,
digli che è il solito rimbambito. Quando ci siamo visti a Roma davanti alle
granite di Giolitti, ha dimenticato di riprendersi l’album della PFM.
Quello
con “Dolcissima Maria”
Conta
su di me.
Vi
stringo forte.
Angela.
FINE.
Alcune
note a margine.
E’
una piccola storia epistolare che ho scritto circa due anni fa.
L’idea
mi venne proprio dalla mail inviatami da una mia vecchissima amica
dell’Umberto, con la quale avevo perso i contatti da trent’anni.
Eravamo
appena reduci dalla sconfitta alle elezioni e anche nel privato vivevo un
periodo in cui stavo male con me stesso.
In
questi casi scrivere, per me, è un ottimo antidoto.
Qualche
parola sui personaggi:
Andrea
è immaginario. Il suo personaggio rappresenta l’idea del carattere del
giornalista medio, che mi sono fatto lavorando vent’anni da dirigente della più
grande casa editrice italiana.
E
non me ne voglia qualche amico giornalista che mi legge.
Emma
e Angela sono realmente esistite e i loro nomi sono veri.
Le
storie sono ovviamente molto rielaborate con la fantasia, ma su una base di
sfumata verità.
Mara
semplicemente è inventata. Così come Saverio.
Maria
Costantini, “Costa”, è presa in prestito da una serie racconti che forse un
giorno leggerete. Molto alla lontana si riferisce a mie vecchie amiche e
compagne d’avventura politiche del liceo Umberto.
Ovviamente
anche Xavier è preso in prestito.
Tutto
qui.
Grazie
per l’attenzione immeritata
giovedì 15 marzo 2012
Dolcissima Maria - Appunti dedicati ad un’amica che non ho mai più rivisto.
Otto.
Da:
Andrea D
A:
Angela
Oggetto:
Andrea
Giovedì
18 Ottobre 18.56
Ciao,
Angela, sono Mara.
Ho
visto le tue mail aprendo la posta di Andrea e ho pensato di risponderti io.
Andrea
è stato arrestato lunedì sera.
Ricordi
la Croma sotto casa, di cui ti ha parlato?
Era
dei carabinieri.
Quando
lunedì sera si è ritirato, c’erano anche due gazzelle.
Due
ufficiali in borghese si sono avvicinati a lui e alla guardia giurata, si sono
qualificati e gli hanno chiesto di seguirli.
Io
sono a Marsiglia, sono ospite di Maria Costantini. “Costa”, te la ricordi?
Quando
eravamo ragazzi, a Napoli, era al liceo “Umberto”, militava nel collettivo e
nella commissione femminile.
E’
avvocato, è stata anche mia compagna di studi all’Università.
Aveva
uno studio molto quotato a Milano.
Poi,
come credo sai, ha piantato dalla sera alla mattina marito e studio ed è venuta
a vivere a Marsiglia con il suo nuovo compagno, Xavier, che fa lo psichiatra.
Mi
sta aiutando moltissimo per questa brutta storia di Andrea.
Lei
ha aderenze ad alto livello alla Procura di Napoli.
Lunedì,
quando è successo il fatto, io ero qui da lei con Bianca, che è loro ospite per
i sei mesi di uno stage che deve seguire ad Aix en Provence.
Costa
ha subito telefonato ai suoi contatti in Procura.
Mi
ha detto che per me era meglio rimanere a Marsiglia.
Si
è precipitata subito a Napoli. Lunedì notte stesso.
Martedì,
grazie ai suoi appoggi è riuscita a sapere qualcosa di più delle carte
ufficiali che erano state consegnate a Rocco, il nostro amico avvocato
penalista che assiste Andrea.
Ufficialmente
Andrea è stato arrestato, in base al nuovo decreto sull’editoria che prevede la
custodia cautelare obbligatoria per il nuovo reato di diffamazione di esponenti
e istituzioni, della Presidenza della Repubblica, del Governo e del Parlamento,
per le sue recenti inchieste sulle connessioni tra camorra e politica.
Ma
c’è di più e di peggio.
Gli
è stato notificato in carcere un avviso di garanzia per partecipazione esterna
a banda armata.
Sono
vecchie storie, che credo conosci, che risalgono agli anni dal ’77 in poi.
E
per le quali era già stato ascoltato a lungo nell’81 e la sua posizione era
stata archiviata.
Le
informazioni sono riservate ma Costa è riuscita a leggere tutto il fascicolo.
Gli
addebiti si basano su due elementi:
Il
primo è un’intercettazione ambientale, risalente al 1981, in uno scompartimento
ferroviario del rapido Napoli – Roma, in cui Andrea scambia per tutto il
viaggio parole su come sta giocando il Napoli in campionato, nientemeno che con
Ciccio Radici.
Sì,
quello che ha ammazzato, in diverse occasioni, un politico e due carabinieri.
Arrestato
e condannato nel 1986, è tuttora in galera.
Ricordo
che Andrea mi raccontò dell’episodio quando tornò da Roma, ma allora non sapeva
che Ciccio era in clandestinità e mi disse proprio queste parole:
“Strano,
mi ha parlato per tutto il tempo solo del Napoli”.
Secondo
l’accusa era un dialogo in linguaggio criptato.
Andrea
avrebbe dato istruzioni a Ciccio.
In
effetti, due giorni dopo Ciccio uccise un esponente politico napoletano a Roma.
Il
secondo si basa su un notevole numero d’intercettazioni telefoniche e
ambientali che si riferiscono a lunghi colloqui tra Andrea ed Emma.
Ora,
è vero e dimostrato che tutti i colloqui tra Emma ed Andrea si riferiscono al
periodo in cui Emma militava ancora nel partito, pur avendo già contatti con
settori della clandestinità.
Il
problema per la posizione di Andrea è che ci sono almeno cinque intercettazioni
ambientali d’incontri avvenuti quando Emma era già in clandestinità e già
ricercata.
Io
sapevo di un incontro.
Andrea
mi aveva raccontato che un giorno, mentre passeggiava in Floridiana, la vide
seduta su una panchina a leggere.
Lei
lo riconobbe, lo abbracciò e gli disse di entrare nella sua macchina per poter
parlare tranquilli.
Andrea
accettò subito, emozionato.
Ma
evidentemente nell’auto di Emma c’erano delle cimici.
Degli
altri quattro incontri io non ho mai saputo niente.
Costa
non è riuscita ad avere nessuna informazione sul contenuto delle
intercettazioni, ma pare che siano proprio queste a rendere delicata la
posizione di Andrea.
Ma
c’è ancora dell’altro.
Costa
ha saputo per vie riservatissime che sarebbe prossimo un avviso di garanzia per
favoreggiamento e concorso esterno in banda armata anche contro di me.
Perché,
in quanto da sempre compagna di Andrea, non posso non essere sospetta a mia
volta.
Questa
mattina, quando mi ha telefonato, mi ha sconsigliato assolutamente di tornare
in Italia, almeno finché le posizioni di Andrea e mia non saranno chiarite.
Così
resto ospite di Maria Costantini e di Xavier qui a Marsiglia, per il momento.
Ci
pensi, Angela?
Una
lotta tutta la vita per i valori della libertà, dell’uguaglianza, della
solidarietà. Si espone senza risparmiarsi per difendere la Democrazia, e dopo
trent’anni si ritrova sospettata e accusata di banda armata.
Sento
puzza d’intimidazione trasversale contro Andrea da mille chilometri.
Ma
che Paese è diventato il nostro, Angela!
Come
sai, Emma negli anni ’80 si è pentita.
E’
uscita dal carcere e vive con una nuova identità da qualche parte nel mondo.
Ebbene,
Costa mi ha confidato di avere sempre saputo dov’è Emma, di averla incontrata
spesso in questi anni e di vederla tuttora frequentemente.
E’
molto intima con l’avvocato che ha
assistito Emma durante il periodo della collaborazione con la Giustizia e ne ha
negoziato il programma di protezione e reinserimento.
Sono
rimaste sempre amiche, insomma.
Pare
che Emma oggi si chiami Hélène Ludovici, viva a Bayonne e lavori in un bar a
vin di cui avrebbe sposato il proprietario.
Costa
e l’avvocato di Andrea, e ormai, ahimè, anche mio, stanno cercando di
raccogliere e far accettare al Procuratore una deposizione di Emma che
chiarirebbe il contenuto dei colloqui tra i due, sollevando di fatto Andrea da
ogni sospetto.
Non
so cosa sia avvenuto in quei quattro incontri, ma, conoscendo Andrea,
sicuramente la vide per l’affetto che lo legava a lei e per convincerla ad
uscire dalla clandestinità.
E’
un momento difficile Angela. Stammi vicina, ti prego, almeno tu.
Ho
deciso che quando le cose saranno chiarite e Andrea sarà libero, mi raggiungerà
qui.
E
non torneremo più.
Lasciamo
per sempre l’Italia.
Non
vale più la pena di restare.
Ci
hanno tolto l’anima.
Ci
hanno tolto il futuro.
Come
Costa, mi stabilirò qui in Francia. A Marsiglia o a Montpellier, o a Parigi,
non lo so ancora.
Andrea
aveva già dei contatti con editori francesi che avrebbero fatto carte false per
assumerlo.
Per
lui non sarà un problema.
Qui
in Francia mi sento sicura.
Ti
terrò informata giorno per giorno su questa brutta vicenda.
Ti
abbraccio forte.
Abbracciami
forte anche tu, ti prego.
Mara.
martedì 13 marzo 2012
Dolcissima Maria - Appunti dedicati ad un'amica che non ho mai più rivisto.
Sette.
A: Andrea D.
Lunedì 15 Ottobre 22.49
Oggetto: Bruxelles.
Ciao, Andrea. Vedo che non hai avuto il
tempo di rispondere a questa rompipalle della tua Angela.
Sicuramente sarai incasinato, ma non è
proprio da te, così preciso e corretto, non rispondere alle amiche. Sai, a
Parigi siamo stati proprio bene, Saverio ed io.
Il tempo era bello. L’aria limpida.
L’atmosfera. L’atmosfera…frizzante!
A te posso confidarlo. E’ stato un fine
settimana di grande passione erotica.
Non per vantarmi, ma quando io e
Saverio ci mettiamo… ci sappiamo proprio fare.
Ma che faccio?
Scrivo e sto arrossendo.
Ora che ci penso. Non ti avevo mai
fatto confidenze così intime.
Ma non so. Mi sento eccitata.
Sarà stata Parigi.
Sarà che abbiamo chiarito le cose tra
noi.
Seppur per me dolorosamente.
Fatto sta che mi sento proprio bene.
E affronto con più serenità questa
settimana di fatica alla Commissione Europea.
Questa mattina sono cominciati gli
incontri per discutere la proposta d’incarico che mi prospettano.
Conosci già le mie intenzioni. Ciò non
toglie che mi sento lusingata e tentata.
E’ una grande soddisfazione essere
chiamati a un incarico così prestigioso.
Ma ho fatto la mia scelta.
Partecipo alle riunioni per il rispetto
che porto all’istituzione e per serietà professionale.
Domenica torno a Bologna.
Caro amico cinico ed egoista,
rispondimi stavolta.
So che se vuoi il tempo lo trovi.
Ti bacio (purtroppo solo sulla
guancia),
la tua Angela.
Da: Angela
A: Andrea D.
Martedì 16 Ottobre.
Oggetto: Bruxelles.
Devo proprio averti fatto o detto
qualcosa che non dovevo.
Scherzo.
Sicuramente stai passando un momento
non facile e comprendo che magari non riesci a trovare non tanto il tempo,
quanto lo spirito giusto per scambiare un po’ di parole con me.
Però rispondimi appena puoi, ti prego.
Altrimenti comincio a preoccuparmi e telefono a Mara per avere notizie di te.
No.
Non è una minaccia.
Ti conosco troppo bene.
Avresti obiettato proprio questo.
Lasciami scherzare un po’.
Mi sento eccitata e felice. Persino
Bruxelles mi sembra un bel posto. Pensa ho rischiato di venirci a vivere.
Anche se non ho ancora dato la mia
risposta definitiva.
Ora ti lascio, questa sera sono
invitata a bere qualcosa al bar dai colleghi belgi e italiani.
Vado a divertirmi un po’.
E chissà che non mi faccia rimorchiare
da qualcuno.
Ma con te è tempo sprecato.
Tu non sai neanche cos’è la categoria
della gelosia.
E meno che mai con me.
Figurati.
Ciao mio cinico e indifferente amico.
Questa volta non ti bacio.
Angela.
domenica 11 marzo 2012
Dolcissima Maria
Sei.
Da: Andrea
D.
A: Angela
Martedì 15 Ottobre 23,02
Oggetto: Come stai?
Ciao Angela, come va? Allora quando parti per Bruxelles?
Stamattina ho visto un articolo sul Corriere che parlava delle tue ricerche storiche, molto lusinghiero.
Riguardo a venerdì scorso hai avuto la reazione che mi aspettavo, conoscendo la tua dignità e il tuo carattere intransigente.
Però proprio per questo ti avrei mancato di rispetto e ti avrei sì, veramente offesa, se non ti avessi parlato chiaramente e sinceramente, al limite della spietatezza.
Ci conosciamo profondamente io e te e sono sicuro che al di là della speranza generata da un sentimento accecato dall’infatuazione, ti aspettavi esattamente le parole che ti ho detto.
Dopo trentacinque anni era giusto che chiarissimo quello che sentiamo l’una per l’altro.
Siamo forti entrambi. Molto. E abbiamo costruito con questa forza le nostre vite.
E’ giusto così.
Stamattina sono venuti i carabinieri nel mio ufficio.
Capita, sono abituato.
Ogni tanto vengono ad acquisire materiale dai nostri articoli per indagini giudiziarie.
Solo che stavolta hanno sequestrato, oltre agli ultimi miei interventi sulla situazione politica attuale, alcuni vecchissimi articoli che riguardavano mie inchieste dell’epoca degli anni di piombo. In particolare interviste a compagni che si erano dati alla clandestinità, ma che ormai, dopo anni di carcere, hanno scontato le loro condanne e o sono tornati alla società, o sono spariti perché inseriti in un programma di protezione.
Tra l’altro mi è saltato agli occhi, un articolo su Emma.
Pensa, ne abbiamo parlato proprio qualche giorno fa.
La Croma è sempre sotto casa mia, giorno e notte. Ho richiamato il commissariato, ma mi hanno detto che il commissario ha chiesto un periodo di aspettativa.
Ho provato a parlare con un capitano dei carabinieri, che conosco bene perché avevo seguito alcune sue indagini sulle infiltrazioni mafiose al nord, ma neanche lui è a Torino.
E’ stato da poco trasferito in Calabria presso la DIA.
Intanto la sera mi accompagna per precauzione una guardia giurata del giornale.
Mi rendo conto che forse ti sto tediando.
Valuta bene e serenamente l’opportunità che viene da Bruxelles.
Fammi sapere.
Ti bacio.
Buonanotte.
Andrea.
A: Angela
Martedì 15 Ottobre 23,02
Oggetto: Come stai?
Ciao Angela, come va? Allora quando parti per Bruxelles?
Stamattina ho visto un articolo sul Corriere che parlava delle tue ricerche storiche, molto lusinghiero.
Riguardo a venerdì scorso hai avuto la reazione che mi aspettavo, conoscendo la tua dignità e il tuo carattere intransigente.
Però proprio per questo ti avrei mancato di rispetto e ti avrei sì, veramente offesa, se non ti avessi parlato chiaramente e sinceramente, al limite della spietatezza.
Ci conosciamo profondamente io e te e sono sicuro che al di là della speranza generata da un sentimento accecato dall’infatuazione, ti aspettavi esattamente le parole che ti ho detto.
Dopo trentacinque anni era giusto che chiarissimo quello che sentiamo l’una per l’altro.
Siamo forti entrambi. Molto. E abbiamo costruito con questa forza le nostre vite.
E’ giusto così.
Stamattina sono venuti i carabinieri nel mio ufficio.
Capita, sono abituato.
Ogni tanto vengono ad acquisire materiale dai nostri articoli per indagini giudiziarie.
Solo che stavolta hanno sequestrato, oltre agli ultimi miei interventi sulla situazione politica attuale, alcuni vecchissimi articoli che riguardavano mie inchieste dell’epoca degli anni di piombo. In particolare interviste a compagni che si erano dati alla clandestinità, ma che ormai, dopo anni di carcere, hanno scontato le loro condanne e o sono tornati alla società, o sono spariti perché inseriti in un programma di protezione.
Tra l’altro mi è saltato agli occhi, un articolo su Emma.
Pensa, ne abbiamo parlato proprio qualche giorno fa.
La Croma è sempre sotto casa mia, giorno e notte. Ho richiamato il commissariato, ma mi hanno detto che il commissario ha chiesto un periodo di aspettativa.
Ho provato a parlare con un capitano dei carabinieri, che conosco bene perché avevo seguito alcune sue indagini sulle infiltrazioni mafiose al nord, ma neanche lui è a Torino.
E’ stato da poco trasferito in Calabria presso la DIA.
Intanto la sera mi accompagna per precauzione una guardia giurata del giornale.
Mi rendo conto che forse ti sto tediando.
Valuta bene e serenamente l’opportunità che viene da Bruxelles.
Fammi sapere.
Ti bacio.
Buonanotte.
Andrea.
12a Parte
Da: Angela
A: Andrea D
Giovedì 17 ottobre 23.02
Oggetto: Bruxelles
Ciao, Andrea, come va? Con questa storia della Croma sotto casa mi stai facendo preoccupare.
Fatti sempre accompagnare dalla guardia giurata, soprattutto la sera, mi raccomando.
Spero tu sia in forma come ti ho visto a Roma.
Mara e Bianca stanno bene?
Io domani parto.
Lunedì devo essere a Bruxelles e ho deciso di trascorrere il fine settimana a Parigi.
Saverio viene con me, ma domenica sera rientra a Bologna.
Abbiamo prenotato quell’alberghetto di fronte alla Sorbona che tu mi hai più volte consigliato e dove siamo già stati una volta.
Molto vecchia Parigi. Molto da amanti.
Con Saverio.
Sarò a Bruxelles tutta la settimana.
Cercheranno di convincermi ad accettare il nuovo incarico alla Commissione Europea.
Io però ho deciso di no.
Non posso costringere Saverio e i ragazzi a un nuovo trasloco. Non so quanti ne abbiamo fatti. Ho perso il conto.
Ricominciare ancora una volta. Trova l’appartamento, e la scuola dei ragazzi, che poi dovrebbero andare a quella italiana dell’ambasciata. Reimposta tutto il menage familiare.
E Saverio, sempre adorabile, che già si è messo in contatto con una multinazionale della chimica presso la quale è molto quotato, per trasferirsi presso la loro sede europea a Bruxelles, appunto!
Andea, questa volta no.
Non ce la faccio.
Vivo ormai così bene a Bologna.
Finalmente abbiamo trovato un equilibrio familiare quasi perfetto.
No. Sono decisa a non accettare.
E’ meglio per tutti.
Ti abbraccio.
Mio vecchio e cinico amico.
La tua Angela.
Da: Angela
A: Andrea D
Giovedì 17 ottobre 23.02
Oggetto: Bruxelles
Ciao, Andrea, come va? Con questa storia della Croma sotto casa mi stai facendo preoccupare.
Fatti sempre accompagnare dalla guardia giurata, soprattutto la sera, mi raccomando.
Spero tu sia in forma come ti ho visto a Roma.
Mara e Bianca stanno bene?
Io domani parto.
Lunedì devo essere a Bruxelles e ho deciso di trascorrere il fine settimana a Parigi.
Saverio viene con me, ma domenica sera rientra a Bologna.
Abbiamo prenotato quell’alberghetto di fronte alla Sorbona che tu mi hai più volte consigliato e dove siamo già stati una volta.
Molto vecchia Parigi. Molto da amanti.
Con Saverio.
Sarò a Bruxelles tutta la settimana.
Cercheranno di convincermi ad accettare il nuovo incarico alla Commissione Europea.
Io però ho deciso di no.
Non posso costringere Saverio e i ragazzi a un nuovo trasloco. Non so quanti ne abbiamo fatti. Ho perso il conto.
Ricominciare ancora una volta. Trova l’appartamento, e la scuola dei ragazzi, che poi dovrebbero andare a quella italiana dell’ambasciata. Reimposta tutto il menage familiare.
E Saverio, sempre adorabile, che già si è messo in contatto con una multinazionale della chimica presso la quale è molto quotato, per trasferirsi presso la loro sede europea a Bruxelles, appunto!
Andea, questa volta no.
Non ce la faccio.
Vivo ormai così bene a Bologna.
Finalmente abbiamo trovato un equilibrio familiare quasi perfetto.
No. Sono decisa a non accettare.
E’ meglio per tutti.
Ti abbraccio.
Mio vecchio e cinico amico.
La tua Angela.
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