martedì 13 marzo 2012

Dolcissima Maria - Appunti dedicati ad un'amica che non ho mai più rivisto.


Sette.

A: Andrea D.
Lunedì 15 Ottobre 22.49
Oggetto: Bruxelles.

Ciao, Andrea. Vedo che non hai avuto il tempo di rispondere a questa rompipalle della tua Angela.
Sicuramente sarai incasinato, ma non è proprio da te, così preciso e corretto, non rispondere alle amiche. Sai, a Parigi siamo stati proprio bene, Saverio ed io.
Il tempo era bello. L’aria limpida. L’atmosfera. L’atmosfera…frizzante!
A te posso confidarlo. E’ stato un fine settimana di grande passione erotica.
Non per vantarmi, ma quando io e Saverio ci mettiamo… ci sappiamo proprio fare.
Ma che faccio?
Scrivo e sto arrossendo.
Ora che ci penso. Non ti avevo mai fatto confidenze così intime.
Ma non so. Mi sento eccitata.
Sarà stata Parigi.
Sarà che abbiamo chiarito le cose tra noi.
Seppur per me dolorosamente.
Fatto sta che mi sento proprio bene.
E affronto con più serenità questa settimana di fatica alla Commissione Europea.
Questa mattina sono cominciati gli incontri per discutere la proposta d’incarico che mi prospettano.
Conosci già le mie intenzioni. Ciò non toglie che mi sento lusingata e tentata.
E’ una grande soddisfazione essere chiamati a un incarico così prestigioso.
Ma ho fatto la mia scelta.
Partecipo alle riunioni per il rispetto che porto all’istituzione e per serietà professionale.
Domenica torno a Bologna.
Caro amico cinico ed egoista, rispondimi stavolta.
So che se vuoi il tempo lo trovi.
Ti bacio (purtroppo solo sulla guancia),
la tua Angela.

Da: Angela
A: Andrea D.
Martedì 16 Ottobre.
Oggetto: Bruxelles.

Devo proprio averti fatto o detto qualcosa che non dovevo.
Scherzo.
Sicuramente stai passando un momento non facile e comprendo che magari non riesci a trovare non tanto il tempo, quanto lo spirito giusto per scambiare un po’ di parole con me.
Però rispondimi appena puoi, ti prego. Altrimenti comincio a preoccuparmi e telefono a Mara per avere notizie di te.
No.
Non è una minaccia.
Ti conosco troppo bene.
Avresti obiettato proprio questo.
Lasciami scherzare un po’.
Mi sento eccitata e felice. Persino Bruxelles mi sembra un bel posto. Pensa ho rischiato di venirci a vivere.
Anche se non ho ancora dato la mia risposta definitiva.
Ora ti lascio, questa sera sono invitata a bere qualcosa al bar dai colleghi belgi e italiani.
Vado a divertirmi un po’.
E chissà che non mi faccia rimorchiare da qualcuno.
Ma con te è tempo sprecato.
Tu non sai neanche cos’è la categoria della gelosia.
E meno che mai con me.
Figurati.
Ciao mio cinico e indifferente amico.
Questa volta non ti bacio.
Angela.

domenica 11 marzo 2012

Dolcissima Maria


Sei.

Da: Andrea D.
A: Angela
Martedì 15 Ottobre 23,02
Oggetto: Come stai?

Ciao Angela, come va? Allora quando parti per Bruxelles?
Stamattina ho visto un articolo sul Corriere che parlava delle tue ricerche storiche, molto lusinghiero.
Riguardo a venerdì scorso hai avuto la reazione che mi aspettavo, conoscendo la tua dignità e il tuo carattere intransigente.
Però proprio per questo ti avrei mancato di rispetto e ti avrei sì, veramente offesa, se non ti avessi parlato chiaramente e sinceramente, al limite della spietatezza.
Ci conosciamo profondamente io e te e sono sicuro che al di là della speranza generata da un sentimento accecato dall’infatuazione, ti aspettavi esattamente le parole che ti ho detto.
Dopo trentacinque anni era giusto che chiarissimo quello che sentiamo l’una per l’altro.
Siamo forti entrambi. Molto. E abbiamo costruito con questa forza le nostre vite.
E’ giusto così.

Stamattina sono venuti i carabinieri nel mio ufficio.
Capita, sono abituato.
Ogni tanto vengono ad acquisire materiale dai nostri articoli per indagini giudiziarie.
Solo che stavolta hanno sequestrato, oltre agli ultimi miei interventi sulla situazione politica attuale, alcuni vecchissimi articoli che riguardavano mie inchieste dell’epoca degli anni di piombo. In particolare interviste a compagni che si erano dati alla clandestinità, ma che ormai, dopo anni di carcere, hanno scontato le loro condanne e o sono tornati alla società, o sono spariti perché inseriti in un programma di protezione.
Tra l’altro mi è saltato agli occhi, un articolo su Emma.
Pensa, ne abbiamo parlato proprio qualche giorno fa.
La Croma è sempre sotto casa mia, giorno e notte. Ho richiamato il commissariato, ma mi hanno detto che il commissario ha chiesto un periodo di aspettativa.
Ho provato a parlare con un capitano dei carabinieri, che conosco bene perché avevo seguito alcune sue indagini sulle infiltrazioni mafiose al nord, ma neanche lui è a Torino.
E’ stato da poco trasferito in Calabria presso la DIA.
Intanto la sera mi accompagna per precauzione una guardia giurata del giornale.
Mi rendo conto che forse ti sto tediando.
Valuta bene e serenamente l’opportunità che viene da Bruxelles.
Fammi sapere.
Ti bacio.
Buonanotte.
Andrea.

12a Parte
Da: Angela
A: Andrea D
Giovedì 17 ottobre 23.02
Oggetto: Bruxelles

Ciao, Andrea, come va? Con questa storia della Croma sotto casa mi stai facendo preoccupare.
Fatti sempre accompagnare dalla guardia giurata, soprattutto la sera, mi raccomando.
Spero tu sia in forma come ti ho visto a Roma.
Mara e Bianca stanno bene?
Io domani parto.
Lunedì devo essere a Bruxelles e ho deciso di trascorrere il fine settimana a Parigi.
Saverio viene con me, ma domenica sera rientra a Bologna.
Abbiamo prenotato quell’alberghetto di fronte alla Sorbona che tu mi hai più volte consigliato e dove siamo già stati una volta.
Molto vecchia Parigi. Molto da amanti.
Con Saverio.
Sarò a Bruxelles tutta la settimana.
Cercheranno di convincermi ad accettare il nuovo incarico alla Commissione Europea.
Io però ho deciso di no.
Non posso costringere Saverio e i ragazzi a un nuovo trasloco. Non so quanti ne abbiamo fatti. Ho perso il conto.
Ricominciare ancora una volta. Trova l’appartamento, e la scuola dei ragazzi, che poi dovrebbero andare a quella italiana dell’ambasciata. Reimposta tutto il menage familiare.
E Saverio, sempre adorabile, che già si è messo in contatto con una multinazionale della chimica presso la quale è molto quotato, per trasferirsi presso la loro sede europea a Bruxelles, appunto!
Andea, questa volta no.
Non ce la faccio.
Vivo ormai così bene a Bologna.
Finalmente abbiamo trovato un equilibrio familiare quasi perfetto.
No. Sono decisa a non accettare.
E’ meglio per tutti.
Ti abbraccio.
Mio vecchio e cinico amico.
La tua Angela.

giovedì 8 marzo 2012

Dolcissima Maria


Cinque

Da: Andrea D.
A: Angela
Domenica 13 ottobre 18.32
Oggetto: Roma.

Cara Angela, tutto bene il ritorno a Bologna?
Ieri spero tu sia riuscita a fare le ultime compere che avevi in programma a Roma.
Sai, non riesco a togliermi dalla mente il momento in cui mi sei apparsa nel sole del tramonto.
Venivi verso di me da Via del Plebiscito.
Ti ho riconosciuta subito.
E’ vero che mi avevi inviato foto tue recenti, ma è stato molto emozionante vedere avvicinarsi il tuo volto un po’ spigoloso di sempre, solo impercettibilmente invecchiato, e i tuoi capelli lunghi, mossi dal vento, castano chiari, come i tuoi occhi.
Stavi bene con la gonna nera a fiori un po’ svasata, la camicetta, nera anch’essa, sbottonata sul tuo seno, non generoso, ma sempre grazioso, e la giacca tenuta sulla spalla con la mano.
Ti ho baciato le dita, come l’ultima volta che ci vedemmo, alla stazione di Napoli.
Come ci siamo stretti forte nell’abbracciarci, e per quanto tempo. Un tempo interminabile. Ci siamo commossi, come due ragazzini.
E che bello è stato passeggiare con te, mano nella mano, lungo Via del Corso, nel crepuscolo romano, nell’aria fresca e tersa di ottobre.
Passeggiando e parlando abbiamo recuperato a noi trent’anni delle nostre vite.
La maturità ti ha reso più bella.
Molto più interessante e affascinante che da giovane.
Senza che ne facessi cenno apertamente, ho sentito ancora chiaramente il tuo amore per me, muto, nascosto, troppo generoso, che rasentava la devozione.
Si vedeva nei tuoi occhi. Si sentiva in ogni tua parola. Si notava in ogni tuo gesto.
Ma sono passati più di trent’anni.
Il mio affetto per te è intatto. Forse più forte ancora.
Ma ora tu hai la tua vita, Saverio, i tuoi figli. Non puoi permetterti più cotte da adolescente.
Angela, abbiamo più di cinquant’anni.
Li abbiamo vissuti intensamente. Ed è bellissimo essersi trovati e rivisti.
Ma le nostre vite hanno seguito ciascuna il suo binario.
Frequentiamoci per quello che siamo, vecchissimi amici fraterni, con le nostre famiglie. Perché abbiamo i nostri compagni e i figli.
A Mara farebbe tanto piacere rivederti e conoscere Saverio e i tuoi ragazzi.

Siamo stati lì lì per baciarci, al tavolo di Giolitti, ma è stato meglio che ci siamo fermati.
Quel bacio non ci avrebbe portato da nessuna parte.

Sai, ieri mattina, ritornando a casa, ho rivisto la Croma parcheggiata sotto il portone.
E questa volta, ti confesso, ho cominciato ad avere paura.
Ho telefonato subito al commissariato, ma il commissario non c’era. Mi hanno detto di richiamare domani.
Intanto la macchina è ancora qui sotto.

Grazie per il meraviglioso venerdì pomeriggio che mi hai regalato.
Ti bacio.
A Presto.
Il tuo

Andrea.

Da: Angela
A: Andrea D
Domenica 13 Ottobre 23.49
Oggetto: R: Roma

Caro Andrea, non riesco a dormire. La giornata di venerdì, le emozioni fortissime, starti vicinissima, parlarci a quel tavolo quasi guancia a guancia.
E poi la tua mail di oggi.
Come si fa a dormire?
Quando ti ho visto lì all’angolo di Via Del Corso, ho sentito un violento colpo al petto, un tuffo al cuore, come si sarebbe detto una volta.
Eri identico a come ti ricordavo. Un po’ ingrassato, ma l’aspetto severo, quasi infastidito, con quella smorfia del viso che con le prime rughe si è accentuata, è sempre lo stesso. Inconfondibile.
Mi hai baciato le dita.
Con quel bacio hai bruciato in un solo colpo il tempo passato dalla sera alla stazione di Napoli. L’ultima volta che ci vedemmo.
Il tuo abbraccio così forte, così lungo, mi ha turbata. E forse anche per questo, ancora a due giorni di distanza non riesco a dormire.
Quante cose ci siamo detti. Quanti segreti ci siamo confessati durante la passeggiata mano nella mano, come due studenti.
Abbiamo rivelato l’un l’altra i nostri pensieri più intimi. Le cose più riservate delle nostre vite.
Vedi che la nostra confidenza è rimasta intatta?
E’ fortunata Mara ad avere un uomo come te.
E’ vero, da Giolitti stavamo per baciarci.
Ero molto turbata. Fisicamente.
Ero talmente fuori con la testa che ho sperato veramente di averti. Almeno una volta nella vita. Anche solo per un ora.
Averti.
Essere tua.
Ma devo darti ragione.
Non si va da nessuna parte.
Sarebbe rimasto solo imbarazzo, rimorso e dolore.
Un dolore insopportabile.
E allora è stato meglio così.
Ma non possiamo essere amici di famiglia.
Concedimelo.
Non potrò mai accettarlo.
Ne va della mia dignità di donna.
Non fraintendermi però, non mi sento offesa.
Non mi hai offesa.
E intendo rimanere tua amica e amica di Mara.
Trentacinque anni di amicizia non si cancellano.
Tra qualche giorno vado a Bruxelles, ma non ho intenzione di accettare l’incarico.
Tu stai attento, mi raccomando.
Tira una pessima aria per i giornalisti con i nuovi decreti.
A prestissimo.
Ti bacio (purtroppo solo virtualmente).
La tua Angela.


martedì 6 marzo 2012

Dolcissima Maria


Quattro.

Da: Andrea D
A: Angela
Lunedì 7 ottobre 8.17
Oggetto: Roma

Professoressa Bessoni, ma sei ancora gelosa di Emma dopo più di trent’anni? E proprio tu, una donna sempre composta nelle sue reazioni, in qualunque circostanza.
E poi, lo hai detto tu stessa, non c’è mai stato niente tra me ed Emma.
Te lo ripeto: sapevo che mi sbavava letteralmente dietro, e non faceva certo molto per nasconderlo, ma c’era in me una diffidenza istintiva, di pelle, verso di lei.
Sai, credo che certe reazioni apparentemente inspiegabili, nel sesso e nei rapporti tra un uomo e una donna, in realtà sono generate da puro istinto animale. Ed era proprio una reazione animale. La carica erotica di Emma non mi attirava neanche un po’.
Però devi essere corretta. Che Emma fosse la più brava di voi tutti è vero. Non barare adesso. Era la migliore, la più attiva, la più presente. Sempre al mio fianco. E ora non mi dire che lo era solo perché voleva farsi Andrea.
Non le ho mai perdonato che nell’ultimo periodo in cui lavoravamo insieme nel Partito, fosse già in clandestinità e cospirasse anche contro di noi.
E’ stata forse la più grande delusione della mia gioventù.
Hai ragione, ma non eravamo fessi.
L’unico fesso ero io, che avrei dovuto capire e vigilare e invece nella mia solita superbia e presunzione mi tenevo un’infiltrata al mio fianco.
Non sai quanto io abbia desiderato e desidero ancora oggi vedere Emma. Parlarle. Chiedere perché ha tradito anche la persona che lei amava alla follia.
Darei qualunque cosa per un’ora, solo un’ora con lei.
L’ascolterei, senza parlare. Tu sai quanto terribili possono essere i miei silenzi. Poi, sempre senza parlare, l’abbraccerei, la bacerei, le volterei le spalle e andrei via.
Senza voltarmi indietro.
Ma non accadrà.
Lo so.
Hai letto, hanno approvato il decreto. E’ già esecutivo. Nonostante la forte campagna di stampa e la mobilitazione anche internazionale, il decreto è passato. E il bello è che, a causa della sua retroattività, in teoria io già sarei passibile d’incriminazione, per i miei articoli sugli esponenti politici e governativi.
Forse sto diventando paranoico, ma mi sembra che da qualche giorno sia sempre parcheggiata sotto casa mia una vecchia Fiat Croma. La cosa ancora più strana è che c’è sempre un uomo dentro, al volante. Ma l’uomo non è sempre lo stesso. Come se facessero dei turni.
Io, nel dubbio, ho chiesto un appuntamento al commissario di polizia del quartiere.
E’ un bravo poliziotto e un amico. Quanto meno mi tranquillizzerà.

Ora il botto:
Venerdì vengo da te a Roma. Così mi restituirai l’LP.
Nei prossimi giorni ci scriviamo per i dettagli dell’appuntamento.
Che ne dici Giolitti a Montecitorio?
Granita di caffè doppia panna, come ai tempi in cui abitavo a Roma?
Ti bacio, anche se non lo merito.
Il tuo Andrea.

Da: Angela
A: Andrea D.
Mercoledì 9 ottobre 12.26
Oggetto: R: Roma

Allora, ti va bene dopodomani alle cinque e mezza all’angolo tra Piazza Venezia e Via del Corso?
Così facciamo due passi insieme per Roma.
Poi ci prendiamo la tua granita di Giolitti, vabbè?
Come va con i tuoi “spioni”?
Bacio, ma sì che te lo do lo stesso.
La tua Angela.

Da: Andrea D.
A: Angela
Mercoledì 9 ottobre 20,38
Oggetto: R: Roma

OK, alle cinque e mezza va benissimo.
Ho parlato con il commissario. Ha fatto qualche telefonata anche alla Digos, ma non risultano problemi. Mi ha promesso che avrebbe aumentato la frequenza del passaggio degli agenti la notte sotto casa mia.
Stranamente stamattina la Croma non c’era.
Forse è vero che sono paranoico.
A venerdì.
Ti bacio, e stavolta lo merito.
Andrea.


sabato 3 marzo 2012

Dolcissima Maria.


Tre.

Da: Andrea. D
A: Angela
Domenica, 6 ottobre 9.50
Oggetto: R: ti parlo un po’ di me.

Ciao, Angela, scusami se ti rispondo solo questa mattina, ma sono giornate pesanti.
Ieri sono stato al giornale tutto il giorno, fino a sera tardi. Ho dovuto preparare in fretta un articolo sul decreto legge che sta per varare il governo con le nuove regole “a sostegno” dell’editoria e della stampa. Abbiamo anche fatto una lunghissima riunione in redazione per decidere le azioni di risposta al decreto. Tu sei una donna molto informata a sai certamente che dentro questo provvedimento, apparentemente di sostegno al settore, ci sono seminascosti degli articoli che, allargando illimitatamente i concetti di diffamazione, calunnia e diffusione d’informazioni riservate, di fatto, rende impossibile d’ora in poi il giornalismo d’inchiesta e quello politico. In sostanza sei passibile perfino d’arresto immediato se nel tuo articolo non citi tutti i riscontri ai tuoi asserti in modo che la Digos, che è incaricata, possa verificarne la correttezza.
Tu capisci che così nessuno accetterà più di farsi intervistare, e tanti colleghi, con le spalle meno robuste delle mie, si rassegneranno a riportare solo notizie e commenti diffuse dagli uffici stampa di istituzioni, politici e imprese.
In sostanza l’informazione corre un pericolo mortale.
Abbiamo così deciso di partire con una violenta campagna contro il decreto e io, in qualità di vice direttore, ne coordinerò gli sviluppi e i collegamenti con altri giornali.
Ma basta tediarti con il mio lavoro.
Mi ha fatto piacere che mi hai raccontato di te. Conoscevo molto della tua vita pubblica. Ora so anche che hai avuto delle belle soddisfazioni dalla vita familiare e sentimentale.
Ricordo che tu ed Emma eravate a quei tempi le compagne che lavoravano sempre fianco a fianco con me, instancabilmente? Ho sempre preferito lavorare con compagne, amiche e colleghe donne. Hanno una forza diversa e superiore rispetto ai maschi.
Di Emma mi sono sempre accorto che aveva un debole per me, lo notavano tutti, da come mi guardava, da come mi stava vicino, da come parlava di me. Emma era molto bella, ma per me aveva qualcosa che istintivamente mi faceva diffidare del suo erotismo.
L’amore è fatto d’istinti e sensazioni fisiche prima di tutto.
Con te invece ho avuto sempre e solo sentimenti di profonda e devota amicizia e forte solidarietà. Qualcosa di più che un amore fraterno, ma mai un’attrazione erotica.
Oggi vedo sulle tue foto che sei una donna bellissima.
Le tue parole mi hanno turbato. Non posso nasconderlo. Ma non ho ancora realizzato se abbiamo perso qualcosa nella vita.
Mi fermo. Non vorrei che ci emozionassimo troppo. Abbiamo un’età.
Scherzo.
Continuiamo a scriverci. Scrivimi quando vuoi.

A…proposito. Rivoglio indietro il mio LP della PFM!
Quindi dobbiamo trovare il modo di incontrarci.
Ti bacio.
Andrea.

Da: Angela
A: Andrea D
Domenica 6 ottobre 23.58

Emma, eh?
Anche stamattina, anche nelle mail, ancora una volta davanti a me. Quella stronza che ti sbavava dietro e lo ostentava con tutte noi.
E tu, impassibile.
Ora finalmente ho capito il perché non è mai riuscita ad arravogliarti come avrebbe voluto.
Ma è stato quindi solo perché tu diffidavi di lei, che non avete mai fatto niente.
Sai che ti dico? Una stronza supponente, e anche un po’ zoccola come lei, ha perfettamente meritato la fine che ha fatto.
Vent’anni di galera possono solo averle fatto bene.
Tu eri già andato via da Napoli. Lei scomparve dalla sera alla mattina. Scoprimmo poi che si era data alla clandestinità solo anni dopo, quando leggemmo del suo arresto sui giornali.
Avevamo una traditrice potenziale tra noi, e noi, con te per primo, non ci accorgemmo di niente.
Forse eravamo proprio fessi. Altro che vigilanza democratica!
Scusami per lo sfogo. Ma io mi facevo un culo così ed Emma era la brava, quella promettente, quella che avrebbe fatto carriera, quella che cercava con ogni mezzo di mettersi con te.
Bella carriera ha fatto. Se l’è meritata!

Ho letto e sentito del decreto sull’editoria e sono molto preoccupata per la tenuta democratica del paese, come si diceva una volta. Ed ero sicurissima che tu saresti stato in prima linea nella difesa della libertà d’informazione.
Non sei mai cambiato.

Senti, io venerdì prossimo sarò a Roma.
Devo fare delle riunioni preparatorie alla Sapienza per una missione a Bruxelles. Pensa che oltretutto mi hanno offerto un incarico in seno alla direzione dei beni culturali della Commissione Europea.
Ma sono molto scettica. Sai che Saverio verrebbe in capo al mondo con me, e i figli sono ormai grandi.
Però, ricominciare ancora una volta! Rimetti su casa, organizza i figli, ricalibra la vita di tutti i giorni.
Non so.
Comunque, ti dicevo che sono a Roma…
…non è che per caso può essere l’occasione per vederci? Così ti restituisco il disco.
Lo so che sei normalmente a Torino, ma vedo che vai spesso a Roma.
Fammi sapere.
Ti bacio, anche se non lo meriti,
la tua Angela.

giovedì 1 marzo 2012

Dolcissima Maria

Due.

Da: Angela
A: Andrea D
Giovedì 3 ottobre 22.43
Oggetto: R: Andrea.

Come vedi ti rispondo subito.
E, ti ripeto, tocca a me colmare il vuoto tra noi, e tu sai il perché.
Appena dopo la tua maturità ci perdemmo di vista.
E fu per colpa mia.
Tu eri all’Università, io all’ultimo anno del liceo, in terza.
Ero innamorata di te. Lo ero da sempre e, forse, anzi, togli il forse, lo sono ancora.
Avevo sperato per due anni che il tuo interesse per me, dall’amicizia e dalla militanza politica, che ci aveva visti sempre insieme, stretti, si trasformasse in desiderio.
Fu una sera a casa di Aldo. Ricordi i sabati? Ci trovavamo tutti a casa sua.
Eri con Mara.
Fu un lampo.
Un attimo.
Capii.
Con Mara eri da sempre.
Con Mara saresti stato sempre.
Furono i vostri sguardi.
Prima, quando eri al liceo, non li avevo mai percepiti.
Era un’illusione, credere ad ogni costo, sperare.
Ma quella sera. Quella sera l’intuito femminile mi guidò, finalmente.
E spense le illusioni.
Quella sera di un sabato di ottobre decisi di non rivederti più.
Fu una scelta da donna.
Finalmente ero donna.
Non compagna di scuola, non amica, non compagna di partito.
Solo donna.

Andaste via, tu e Mara. Ci salutammo, come tutte le altre volte.
Io mi trattenni ancora un po’.
Quando me ne andai, Aldo mi disse che avevi dimenticato il tuo album della Premiata Forneria Marconi, “L’isola di niente”.
Mi chiese se te lo riportavo, visto che ci vedevamo spesso.
C’è l’ho ancora qua.
E ogni tanto lo ascolto, quel tuo vecchio disco in vinile.
E quando parte l’assolo di piano in “Dolcissima Maria”, ancora oggi non trattengo le lacrime.
E so che tu mi credi.
Spero ora che, con il pretesto di restituirti il disco, riusciamo a rivederci.
Sì, tu sei a Torino e io a Bologna, ma sono sicura che tu rivoglia indietro il tuo album. Vero?
Buona notte.
Ti bacio.
Angela.

Da: Angela
A: Andrea D
Venerdì, 4 ottobre 19.08
Oggetto: ti parlo un po’ di me.

La notte scorsa ho dormito poco, l’averti ritrovato mi ha turbata. Ma le sensazioni che provavo nel dormiveglia non erano sgradevoli, anzi, tutt’altro, erano molto belle.
Volevi sapere di me.
Bene, sai che insegno Storia Moderna all’Università di Bologna e, da giornalista e uomo informato, sai anche che ho una certa fama internazionale.
Ma sono sempre Angela.
Ho sposato Saverio.
Alla mensa universitaria un giorno incontrai un buffo e simpatico studente di chimica, che, urtandomi, mi rovesciò addosso il caffè. C’innamorammo subito.
Due cape di ‘mmerda così, non potevano che mettersi insieme.
L’ho sposato e ci ho fatto tre figli, e siamo quello che si dice una famiglia felice.
Anche se qualche volta, ascoltando la “Canzone dell’estate” di De André, sento un impercettibile nodo alla gola.
Ma forse è solo la tiroide, sai, alla nostra età.
E non ci penso.
Viviamo bene qui a Bologna sulle colline che si stagliano verso l’Appennino.
Lui è direttore di uno stabilimento chimico. Spero di presentartelo.
E’ un amore di uomo. Per me farebbe qualunque cosa. I figli li ha praticamente tirati su lui, per permettere a me di seguire la mia carriera accademica. E non l’ho mai sentito fare il minimo lamento, su niente.
Siamo un po’ fuori mano, ma qui d’estate qui si sopporta il caldo torrido di Bologna.
Di te so che sei ormai un notista politico molto conosciuto e anche un po’ temuto. Di Mara so che è un bravo avvocato.
Come sta?
E’ sempre bionda? Conserva la sua solita autorevolezza?
Non smetterei più di scrivere. Mi sembra così di averti vicino in questo spazio virtuale.
Ora vado a cena, mi aspettano di là.
Ti bacio.
La tua Angela.




martedì 28 febbraio 2012

Dolcissima Maria.


Uno.

Da: Andrea.Dante@newspaper.it
A: Angela.Bessoni@arche.it
Giovedì 3 ottobre 11.30
Oggetto: sei tu?

Cara Angela, durante una mia ricerca su internet mi sono imbattuto in un articolo di una rivista specializzata sull’ultimo saggio storico di Angela Bessoni. Sei proprio tu l’Angela del liceo, la mia compagna di allora?
Ovviamente, se ho sbagliato persona, la prego di comprendermi e di scusarmi.
Andrea D.

Da: Angela.Bessoni@arche.it
A: Andrea.Dante@newspaper.it
Giovedì 3 ottobre 12.20
Oggetto: R: sei tu?

Sì, Andrea, certo che sono io. La tua Angela. E ho letto di te e molti tuoi articoli. Non ho mai avuto il coraggio o semplicemente la forza di contattarti in tutti questi anni. Trenta dall’ultima volta che ci siamo salutati.
Ricordi? Fu quasi per caso. Tu eri affacciato al finestrino di un vagone letto diretto a Torino. Io avevo appena salutato un’amica che partiva dal binario a fianco al tuo. Non ricordo se ho visto prima io te o tu me.
Non fu un saluto triste. Non immaginavamo che non ci saremmo più visti per trent’anni.
Tu avevi il viso impassibile di sempre, con quella smorfia e quelle prime rughe che ti davano come un aria incazzata. Io ero contenta quella sera.
Non ricordo il perché. Mi sentivo leggera.
Ma ora devo andare. Ho appuntamento con mio figlio fuori al liceo e sono già in ritardo. A proposito, ho tre figli, due maschi e una femmina, Paolo, di 21 anni, Gabriele, di 19 e la piccola Anna, di 16 anni.
Ti prego, ora che mi hai trovata, continua a scrivermi. Continuiamo a scriverci. Ho tante cose da raccontarti e di te voglio sapere tutto.
Ma tocca a me riempire questo buco di una trentina d’anni.
Ti bacio.
A presto.
Angela.

Da: Andrea. D
A: Angela
Giovedì 3 ottobre 22.30
Oggetto: Andrea

Allora sei tu.
Ricordo nitidamente quella sera.
Era un sabato. Già da un po’ non ci vedevamo e mi sei comparsa sul marciapiede all’improvviso. Ho visto di spalle i tuoi capelli biondi ricci di quando non li metti in piega perché non ne hai voglia o tempo.
Mentre guardavo nella cabina un attimo, distratto dal conduttore, ti sei voltata e mi hai chiamato con la tua voce un po’ rauca, un po’ mascolina.
- Andrea.
- Angela, che ci fai qui.
- Tu dove vai?
- A Torino, ho ottenuto un praticantato alla “Stampa”, pensa.
- Così vai a fare quello a cui aspiravi dall’inizio del ginnasio.
- Sì.
- Sei sempre stato determinato. Non ti ha mai fermato nessuno.

Sei rimasta sotto il mio finestrino finché è partito il treno. Ti ho baciato al volo le dita poi ti sei fatta sempre più piccola.
Non ti ho vista voltare le spalle.
Sei scomparsa in lontananza senza andartene.

Ma ora dove vivi, hai tre figli grandi, una sempre impegnata e in movimento come te.
Sei sposata, hai un compagno?
Io, come sai non ho mai lasciato “La Stampa” e qui a Torino mi trovo bene. Ho sposato Mara, ma anche questo lo sai, e abbiamo una figlia, Bianca, come il personaggio del film di Nanni Moretti, che ha 21 anni.
Non vuole fare la giornalista, e nemmeno l’avvocato come Mara.
Studia filosofia, poi si vedrà.
Buona notte Angela, spero che mi rispondi
presto.